lunedì 16 settembre 2013

"Arancia Meccanica": analisi del film



A cura di Guido Rovatti


Arancia meccanica, film britannico del 1971 con Malcolm McDowell, diretto da Stanley Kubrick.
Il soggetto è tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess (pubblicato nel1962).



Una prima domanda nasce spontanea, cosa significa Arancia Meccanica?
Da dove ha origine, cosa significa o cosa vuole significare per l’autore questo “Arancia Meccanica”?

Pare che la risposta a questo primo quesito non sia banale:
Mentre Burgess si trovava all’isola di Giava,
La sua compagna fu pestata e violentata da un gruppo di soldati americani ubriachi. L'autore commentò come l'uomo (urang in Giavanese - v. orango) sia un animale azionato da meccanismi ad orologeria (bene e male sono ciò che determina la carica e quindi le azioni che l’animale/uomo andrà a compiere). Da ciò l'associazione fonetica tra la bestia ed il frutto (orange).
Lo strazio subito da Burgess, che si identifica quindi in maniera evidente nello scrittore (personaggio del Romanzo e del Film) lo induce a importanti riflessioni sulla condizione dell’uomo, ed in particolare, il tema del libero arbitrio sarà centrale nella sua riflessione, e conseguentemente, tanto nel romanzo quanto nel film di Kubrick.



Esiste il libero Arbitrio ?
In che misura l’uomo può , attraverso la sue “macchinazioni”, andare ad alterare questo presunto grado di libertà?

Nel corso del film, la cura Ludovico (alla quale sarà sottoposto il criminale protagonista Alex) sarà appunto oggetto di dibattito etico:
se togli la possibilità di commettere il male, allora togli il libero arbitrio, e allora la cura non è “giusta” (ma disumana).
I riferimenti scientifici sono evidentemente rivolti all’approccio comportamentista della scuola di Pavlov e Skinner.
La disumanizzazione di questa branchia della psicologia può portare a considerare e trattare l’uomo, come un animale/cavia da esperimento, sulla quale andare a imprimere riflessi condizionati.




Tornando all’inizio, tornando al film:

Kubrick apre con la scena al Korova Milk Bar (punto di ritrovo della banda): primo piano sullo sguardo del protagonista (Alex de Large), voce narrante (di Alex) e telecamera che indietreggia svelando pian piano gli altri componenti della banda e l’ambiente surreale dove si trovano collocati (fermi) come pezzi su una scacchiera, all’inizio della partita (storia).
Kubrick ci inquieta con la musica e lo sguardo diabolico di Alex, ma ci anticipa anche che quello che stiamo per vedere è un mondo tanto reale quanto didascalico/surreale (i costumi sono funzionali anche a questo scopo, oltre che a contribuire nella estetica del film). Dobbiamo leggerlo/interpretarlo con il giusto occhio.
La voce narrante del protagonista utilizza un misto tra linguaggio tradizionale e Il Nadsat.
Nadsat è uno slang artificiale derivato dall'inglese con numerose influenze russe, inventato dallo scrittore Anthony Burgess.
Fin dalle primissime sequenze lo spettatore può cogliere il dato che temporalmente i fatti si svolgono in un tempo indefinito (potrebbe essere tanto un presente, quanto un futuro non remoto)
Conosciamo Burgess, e sappiamo che un altro suo importante romanzo (“Il seme inquieto”) sarà anch’esso distopico (anti-utopico) e ambientato nel futuro di una società le cui tendenze sono inquietanti e suscitano importanti interrogativi.


Dopo questa prima scena (introduttiva), inizia la violenza e la sua spettacolarizzazione/estetizzazione:

la seconda scena parte nuovamente con un primissimo dettaglio e poi allarga indietreggiando, siamo dentro un tunnel (girato in periferia di Londra) e un vecchio barbone ubriaco e sdraiato per terra canta un motivetto popolare,
le ombre lunghe (generate da una luce quasi orizzontale proveniente da fuori dal tunnel) dei 4 drughi si avvicinano, inquietanti, sinistre, alla sagoma del vecchio.
Mentre ciò avviene, la voce narrante di Alex ci dice quanto per lui , la visione di un vecchio ubriaco sia da ritenere esteticamente inaccettabile, e da questa considerazione nasce il pretesto : scatterà così il linciaggio e l’orgia di violenza si abbatterà sul vecchio.
Una inquadratura “infernale” vede Alex di profilo, primo piano, la sua voce (quando si rivolge al vecchio) è accompagnata e prende forma dall’alito che fuoriesce dalla sua bocca, conferendogli un vero aspetto “bestiale” ed anticipando la scena di violenza incombente.
(non c’è alcun problema generazionale alla base di quello che accade: il vecchio viene pestato.)

La terza scena è l’apoteosi della spettacolarizzazione della violenza, perciò si svolge in un teatro.
Nuovamente, voce narrante e musica classica introducono agli spettatori, ciò che stanno per vedere:
telecamera (di nuovo dal dettaglio poi si allarga) parte da una natura morta che fa da cornice al palcoscenico dove un’altra banda sta per consumare uno stupro di gruppo, a quel punto sopraggiungono i 4 drughi, breve botta e risposta tra i leaders e poi via, rissa spettacolare a suon di musica.


L’overdose di violenza raggiunge il suo apice dopo una corsa in macchina, quando i 4 drughi effettuano la “visita a sorpresa”:
ed è li in quella villa che si trovano lo scrittore e sua moglie, dopo un violento pestaggio, Alex e i suoi drughi costringono lo scrittore (in cui Burgess non può non essersi identificato) ad assistere passivamente alla stupro di sua moglie.
Kubrick usa una soggettiva e ci fa vedere la scena dagli occhi dello scrittore, vuole che il pubblico si identifichi con la vittima.

Terminata la scorribanda, i 4 drughi, stanchi per tutte le energie spese, si godono un meritato riposo e ristoro tornando al Korova milk bar (luogo iniziale del film e loro punto di ritrovo).
Non accade nulla di significativo, tutto è normalissimo, c’è solo un po’ di stanchezza.
Alex però punisce uno dei suoi drughi con una bastonata, e lo rimprovera per essere stato maleducato quando un attimo prima si era permesso di prendere in giro una performance canora improvvisata da una altra cliente (Alex aveva apprezzato la interpretazione, pertanto dopo aver punito la maleducazione del drugo, chiede scusa alla cantante con un cenno del capo).
Dopo un brevissimo litigio tra Alex e il drugo punito, si torna a casa per andare a nanna.

Una sequenza di pochi secondi ci mostra e allo stesso tempo caratterizza una città/società pop underground periferica trash, è li che vive Alex, in un caseggiato popolare.

Prima del sonno, Alex decide di completare la serata ascoltando Beethoven in camera sua (oggetti che nell’uso comune dovrebbero rappresentare valori,etica e religioni, lui li espone in altro modo e allora si riducono ad oggetti  “estetici “: esempio su tutti sono le statuette di tanti gesù che ballano nudi, staccati dalla croce).
Alex raggiunge una estasi completa e prova un enorme benessere quando la musica si fonde e allo stesso tempo fa emergere e genera nella sua mente, ulteriori immagini/pensieri di ultraviolenza.

La sequenza successiva ci evidenzia come sia i genitori che gli educatori siano totalmente non in grado di influenzare in alcun modo la condotta del giovane.
E’ il primo momento in cui Kubrick ci mostra quanto la società sia innanzitutto: impotente.

La scena successiva vede Alex ben vestito, dentro un negozio di dischi, abbordare 2 giovani ragazze, tanto annoiate quanto distratte.
Le porta a casa sua dove gli “angeli con le trombe e gli arcangeli coi tromboni” potranno allietarli con la musica mentre un orgia di sesso si sviluppa a velocità x4, sottofondo ancora musica classica a velocità x4 .

La sequenza successiva ci mostra come la violenza sia in grado di ristabilire la gerarchia all’interno della banda, Alex soffoca cosi’ la rivolta dei drughi (ispirato da uno stereo la cui musica gli arriva in “soccorso”).
Ecco allora, la violenza come strumento di repressione, usato da Alex, usato dalla società.

Società è repressione. (FREUD)

Dopo il tradimento dei drughi, Alex verrà incarcerato e il film vedrà un completo ribaltamento.
Inizia la seconda parte del film.

Alex da carnefice diventa vittima: prima della polizia e dei suoi metodi brutali, poi dell’assistente sociale che arriverà a sputargli in faccia, poi dal sistema carcerario, poi terrorizzato dai racconti del parroco.
Poi verrà strumentalizzato dalla politica (ministro degli interni), poi i drughi diventeranno poliziotti e lo linceranno, il barbone dell’inizio del film lo ritroverà e lo picchierà insieme ad altri vagabondi, poi lo scrittore cercherà anch’egli di strumentalizzarlo e di suicidarlo (è questa l’altra scena dove Kubrick usa la soggettiva, lanciando la telecamera dalla finestra, per simulare il tentato suicidio di Alex).



Alla fine, a nulla sarà servita la cura Ludovico, Alex tornerà ad essere quello di prima, una “arancia a orologeria”.
La violenza è quindi elevata a SISTEMA (e non è in alcun modo eliminabile, è al più sostituibile, con uso di nuova violenza), ecco cosa ci fa osservare Kubrick. Ecco dimostrato il teorema.


Non c’è nessuna morale, Alex non è ne il male ne il bene, è quella arancia meccanica che secondo Burgess viene caricata e mossa, ora in una direzione, ora nell’altra: è un manichino nelle mani degli uomini/dei, il cui libero arbitrio viene “giocato”. Alex non è portatore di nessun valore, ma non è nemmeno portatore di alcun anti-valore.
Questa sua duttilità concettuale (di Alex), si tradusse anche sul piano reale: Malcom Mcdowell (l’attore che interpreta Alex) si prestò a tutto per girare il film, e si ruppe una costola oltre che subire complicazioni alle cornee.

Alex non è un ragazzo in rivolta, non è un ragazzo con problemi di infanzia, non è un ragazzo “cattivo” per reazione.
Alex è solo ed esclusivamente una “arancia ad orologeria”.