lunedì 17 marzo 2014

Review: Kafka



Recensione: Kafka "Delitti e Segreti" (1991)

Secondo lavoro di Steven Soderbergh e il primo di una serie di disastri al botteghino con i quali il regista anteporrà il desiderio di mostrare il suo lato artistico al successo commerciale.
Fin qui tutto bene. Se non fosse che questo Kafka è molto povero anche da un punto di vista artistico. La recitazione è oscenamente teatrale e quindi iperfinta. 

La teatralità funziona bene a teatro perchè il set e il pubblico condividono lo stesso spazio. L'esasperazione e l'enfatizzazione di ogni battuta serve a "spingere" idealmente ed emotivamente la scena in un altro luogo, vicino e lontano dal pubblico. Quando viene fatta al cinema fa scappare da ridere (ma nonostante questo ci sono ancora eserciti di attori e attrici che pensano di essere fenomenali portando la teatralità al cinema o in tv...).

La pellicola si sviluppa come se Soderbergh prendesse i primi minuti del capolavoro di Bergman (il posto delle fragole) e cercasse di continuare quell'incubo iniziale perdendone però la spinta creativa e l'originalità. Il film continua poi, come un viaggio psicologico all'interno della mente e l'immaginazione di Kafka attraverso citazioni di suoi lavori (il castello e il processo)

Data l'incredibile storia del personaggio Kafka il film è povero, una pù semplice narrazione biografica avrebbe potuto essere molto più piacevole è meno pretenziosa. D'altra parte il racconto più interessante di Kafka è proprio quella della sua vita. Un semplice impiegato vittima del suo "lavoro di routine". Dotato di una immaginazione,consapevolezza del suo tempo e del mondo che lo circonda superiore. Assisterà alla pubblicazione di pochi lavori e prima di morire chiederà al suo migliore amico (Max Brody) di bruciare tutto il resto.

L'amico fu però molto più intelligente e fortunatamente non lo fece.

Voto:4/5