mercoledì 18 gennaio 2023

L'analisi politica delle Brigate Rosse era corretta ?



"A brevi e apparenti momenti di ripresa seguono inevitabilmente fasi recessive sempre più gravi e si determina così di fatto un processo di crisi permanente (lo svolgersi della crisi in questi ultimi anni lo dimostra ampiamente). Si pone perciò all’imperialismo la necessità sempre più impellente di allargare la sua area. Ma questo allargamento può avvenire solo a spese del Social-Imperialismo (Urss e paesi del Patto di Varsavia) e conduce quindi inevitabilmente allo scontro diretto Usa-Urss. Gli scontri parziali per "interposte persone" a cui stiamo assistendo in Medio Oriente, Africa, non sono che i primi passi di questo processo".
Risoluzione della direzione strategica (Febbraio 1978)

Sono passati ormai quasi cinquant'anni dalla prima Risoluzione della direzione strategica dell'Aprile 1975 e pochi meno da quella del Febbraio 1978. Questi documenti sono stati, e sono da molti ancora, considerati la prova scritta del delirio brigatista e dell'insufficienza della loro analisi politica.

Andandoli a leggere sono invece rimasto incredibilmente colpito dal contrario.

Il loro fallimento risiede semmai nella mancanza di una valida proposta alternativa e nell'illusione che bastasse destabilizzare il tessuto sociale per fermare i movimenti del capitale.

Delle 3 fasi :

- Analisi (Tesi)

- Alternativa (Antitesi)

- Azione (Sintesi)

hanno sbagliato le ultime due, la prima l'hanno azzeccata con una precisione degna di nota e cinquant'anni d'anticipo.

Togliete da quei documenti una buona dose di paranoia, il continuo ripetersi della parola "Imperialismo" che fa molto delirio (potete sostituirla con Statunitense) e scoprirete interessanti concetti filare via lisci come l'olio.

Approfondendo ho trovato, a supporto di questa tesi, anche un interessante articolo del 2005 uscito sulla rivista del servizio segreto civile (Sisde) e scritto da Pio Marconi, docente di sociologia politica. Il quale analizza alcuni documenti sottoposti dalle Br, tra cui la risoluzione del 1978, giungendo a conclusioni rimarchevoli e che condivido pienamente. Le Br hanno dato prova di comprendere i sintomi di trasformazione delle società industriali con grande lucidità (delocalizzazione, finanziarizzazione, ruolo delle istituzioni non governative, progressivo allontamento dei centri di potere dal voto democratico ecc) al punto che oggi alcuni elementi attribuiti al Sim (Stato Imperialista delle Multinazionali) sono ormai, più o meno consapevolmente, condivisi da molti.

In Ucraina oggi si sta scrivendo un altro paragrafo della decadenza occidentale e nonostante analisti geopolitici da quattro soldi continuino a sbandierare favolette, in Donbass il risultato più importante, già de facto accaduto, è stato la fine dell'espansione Nato ad Oriente.  Pensate a questa guerra come alla battaglia del Piave dopo la disfatta di Caporetto. I Russi stanno ricacciando lo straniero (Nato) al di là di quella linea che considerano di vitale importanza per la loro esistenza. Il resto è propaganda. Il movimento scatenante di questa guerra, vittoria o sconfitta, è stato, dal 1989, quello da Ovest verso Est non il contrario.

L'equilibrio del nuovo ordine mondiale che non si definirà nemmeno come ordine (l'ordine va imposto e mantenuto con la forza) non avverrà in un sistema unilaterale centralizzato che dominerà tutto ma attraverso rivoluzioni tecnologiche decentralizzate che hanno già cominciato a muovere i primi passi. 

La decentralizzazione digitale è il cardine sul quale nessun impero (per propria natura centralizzato) potrà essere costruito.

Gli uomini più importanti del mondo oggi non sono a Davos ma in cameretta a programmare. I giovani del '69 con grande rumore sognavano di cambiare lo status quo e hanno finito con il diventarne i rappresentanti legali. Alcuni giovani di oggi hanno invece già iniziato, in un relativo silenzio, a impensierire le strutture di comando (per ora in ambito finanziario) attraverso la tecnologia e la decentralizzazione.

Qui sotto potrete leggere alcuni estratti dalla Risoluzione strategica del Febbraio 1978, alla fine del post troverete i link per la risoluzione integrale, l'articolo del sisde e un bel libro per chi volesse approfondire.

  “Lo stato assume in campo economico le funzioni di una grossa banca al servizio dei grandi gruppi imperialistici multinazionali (…) diventa cioè funzione specifica dello sviluppo capitalistico (…) diventa stato imperialista delle multinazionali”

"Agli effetti recessivi della sovrapproduzione, la borghesia può porre rimedio soltanto con un allargamento coercitivo del mercato, cioè con il ricorso alla guerra che produce distruzione di “capitali, merci, e forza lavoro”

"Nello stesso periodo gli strumenti istituzionali sovranazionali (Fmi, Cee, Nato), mediante i quali la borghesia imperialista vuole imporre la sua strategia globale, acquistano forza ed assumono un grado di potere tale da subordinare e funzionalizzare a sé gli “Stati nazionali” che in questo processo sono così costretti a ridefinirsi nelle loro strutture interne".
"Il filo a piombo di tutta la complessa operazione è dunque la politica estera degli Usa, della Rft e dei fondamentali centri motori dell’imperialismo (Fmi, Cee, Nato) nel senso che la politica “interna” di cui la Dc deve farsi promotrice non può essere che una funzione diretta della politica “estera” di quei paesi e di quei centri".

"..Per questo nei vari Stati-nazione assistiamo allo svuotamento progressivo del potere del Parlamento e al rafforzamento di quello dell’Esecutivo. Negli Stati-costituzionali borghesi, infatti il Parlamento istituzionalmente è la sede in cui dovrebbe, mediante la “lotta” tra i partiti, affermarsi la sintesi dei vari interessi particolari dell’area di cui questi partiti sono l’espressione; ma come tale esso risulterebbe poco “governabile” dall’imperialismo e quindi strumento inefficiente per la realizzazione della sua politica...l’Esecutivo non è più l’espressione politica dei rapporti di forza interni al Parlamento, ma lo strumento “straniero” degli interessi della borghesia imperialista nell’area nazionale ".

"Lo Stato imperialista delle multinazionali si presenta quindi come una struttura riformistico-repressiva altamente integrata e centralizzata".

"La ristrutturazione dell’apparato economico marcia sulla strategia dei grandi gruppi multinazionali che hanno come obbiettivo primo quello di riassettare i meccanismi di accumulazione del capitale. Per ottenere ciò le multinazionali sono oggi costrette al disperato tentativo di sviluppare i propri mezzi di produzione e la propria base produttiva in due modi principali: il primo è quello di sviluppare su basi tecnologiche più avanzate i propri sistemi di produzione e le produzioni stesse (quindi quelle ad alta intensità di capitale)...Il secondo modo che è conseguente al primo, è quello dell’esportazione delle tecnologie e delle produzioni più arretrate (che sono per lo più ad alta intensità di manodopera) nei paesi in via di sviluppo dove ancora sono convenienti...Anche nel nostro paese, dunque, la ristrutturazione economica avviene all’interno della rigida divisione delle aree di produzione e di mercato, attuata a livello internazionale dalle centrali imperialiste, sotto le direttrici e il controllo degli organi sovranazionali (in specifico il Fmi, la Cee)".

Buona lettura

Risoluzione della direzione strategica del Febbraio 1978

Gnosis - Il sequestro Moro, una strategia allo specchio (di Pio Marconi)

La pazzia di Aldo Moro - di Marco Clementi

La crisi delle democrazie liberali post 2001