Un anno particolarmente prolifico per le forze speciali Usa e non solo al cinema.
Tra dicembre 2014 e gennaio 2015 sono oltre 105 le nazioni in cui i reparti speciali hanno eseguito almeno una operazione. Notizie che non finiscono in prima pagina ma che sono il termometro della guerra, sotto relativa copertura, che il mondo sta sperimentando.
Il nuovo comandante (Gen. Joeph Votel III) del Socom (Special Operation Command) appuntato lo scorso agosto ha definito questo momento storico come l'età dell'oro delle operazioni speciali.
I reparti speciali come per esempio i Navy Seal diventano però ogni anno che passa sempre meno speciali e più standard. Il numero degli applicanti aumenta in maniera esponenziale, anche grazie alla efficentissima macchina della propaganda Usa (vedi l'ultimo American Sniper), così come aumentano il numero delle operazioni e dello stress al quale questi super soldati volontari vengono sottoposti.
L'ingrandimento delle operazioni speciali coincide anche con una minore velocità e versatilità nell'acquisto di attrezzature e materiali. Dieci anni fa se un team dei Seal voleva comperare alcuni hardware di ultima generazione poteva mandare un "garzone" allo store più vicino e acquistare con carta bianca tutto il necessario in tempo reale. Oggi dato l'aumento delle dimensioni si passa attraverso dei contractor che gestiscono gli acquisti diluendo i tempi di consegna dei materiali che spesso vengono superati in modernità subito dopo la consegna.
Un'altra ragione è alla base dell'utilizzo così esteso dei reparti speciali. Il loro bassissimo costo politico.
E' molto più facile giustificare politicamente la perdita di un reggimento di Navy Seal che di un plotone di militari di leva. In termini di percentuali di gradimento e sondaggi incide molto meno.
Leggiamo qui di seguito un approfondimento di Nick Turse managing editor di TomDispatch.com
Tra dicembre 2014 e gennaio 2015 sono oltre 105 le nazioni in cui i reparti speciali hanno eseguito almeno una operazione. Notizie che non finiscono in prima pagina ma che sono il termometro della guerra, sotto relativa copertura, che il mondo sta sperimentando.
Il nuovo comandante (Gen. Joeph Votel III) del Socom (Special Operation Command) appuntato lo scorso agosto ha definito questo momento storico come l'età dell'oro delle operazioni speciali.
I reparti speciali come per esempio i Navy Seal diventano però ogni anno che passa sempre meno speciali e più standard. Il numero degli applicanti aumenta in maniera esponenziale, anche grazie alla efficentissima macchina della propaganda Usa (vedi l'ultimo American Sniper), così come aumentano il numero delle operazioni e dello stress al quale questi super soldati volontari vengono sottoposti.
L'ingrandimento delle operazioni speciali coincide anche con una minore velocità e versatilità nell'acquisto di attrezzature e materiali. Dieci anni fa se un team dei Seal voleva comperare alcuni hardware di ultima generazione poteva mandare un "garzone" allo store più vicino e acquistare con carta bianca tutto il necessario in tempo reale. Oggi dato l'aumento delle dimensioni si passa attraverso dei contractor che gestiscono gli acquisti diluendo i tempi di consegna dei materiali che spesso vengono superati in modernità subito dopo la consegna.
Un'altra ragione è alla base dell'utilizzo così esteso dei reparti speciali. Il loro bassissimo costo politico.
E' molto più facile giustificare politicamente la perdita di un reggimento di Navy Seal che di un plotone di militari di leva. In termini di percentuali di gradimento e sondaggi incide molto meno.
Leggiamo qui di seguito un approfondimento di Nick Turse managing editor di TomDispatch.com
