A cura di Guido Rovatti
Siamo alla fine degli anni ottanta, in un cinema interessato alle luci, agli
effetti, già dominato dallo star system e dai blockbuster: Krzysztof Kieślowski si fa strada con un “ritorno al cuore”, all’
“essenza”.
In generale il cinema di Kieślowsksi si caratterizza
per i suoi dialoghi scarni e per le sue sceneggiature che concentrano forti dilemmi
etici ed esistenziali.
Krzysztof
Piesiewicz (co-sceneggiatore) sarà sempre al fianco di Kieślowsksi, e buona parte
della grandezza del cinema espresso dai due, è da riconoscere al suo intenso lavoro
di scrittura.
Stanley
Kubrick, che
nutriva una notevole ammirazione per il regista polacco, ebbe a dire:
« …. riguardo a questa
sceneggiatura (Decalogo), di Krzysztof Kieślowski e del suo coautore,
Krzysztof Piesiewicz, non dovrebbe essere fuori luogo osservare che essi
hanno la rarissima capacità di drammatizzare le loro idee piuttosto
che raccontarle solamente. Esemplificando i concetti attraverso l'azione
drammatica della storia essi acquisiscono il potere aggiuntivo di permettere
al pubblico di scoprire quello che sta realmente accadendo piuttosto che
semplicemente raccontarglielo. Lo fanno con tale abbagliante abilità, che non riesci a percepire il sopraggiungere
dei concetti narrativi e a materializzarli prima che questi non abbiano già
raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore. »
Quando
il cinema, e più in generale l’arte, sono in grado di “trasformare” il Mondo
ridestando le coscienze dal loro torpore, allora non è più solo “estetica”,
allora ci si trova al cospetto di qualcosa di “superiore” : è questo il caso
in cui si trova lo spettatore davanti al cinema di Krzysztof Kieślowski (a dimostrazione di questo,si ritiene infatti
che il suo decalogo n.5 “Non Uccidere”, abbia svolto un ruolo determinante ai
fini dell’abolizione della pena di morte in Polonia).
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