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venerdì 17 gennaio 2014

The Apprentice 2 : in onda la vanità del capitalismo



Questa sera inizia la nuova serie dell'ennesimo reality dove il drive emozionale è sempre lo stesso di 2000 anni fa, "Eliminare" qualcuno.

A cura di Guido Rovatti

Siete carichi?

Oggi inizia “The Apprentice 2”.

Un plotone scelto di giovani aspiranti a divenire apprendisti alle dipendenze del “Boss” è pronto a dare e a darsi battaglia.
In questo tripudio capitalistico autoreferenziale quadratico, che “vende” cioè “la vendita”, vedremo giovani impegnati a scalzarsi a vicenda, in un gioco che per certi versi ricorda la serie “The Saw” (l’enigmista): a parità di risultati, chi saprà conquistare il cuore (portafoglio) del boss, andrà avanti, gli altri invece, si sentiranno recitare la famosa sentenza: “Per me, sei fuori”, e a quel punto potranno solo sperare di essere riciclati da BigMedia e magari finire in altri polpettoni tele-visivi (vedi Aba xfactor).

martedì 17 dicembre 2013

Peter O'Toole




A cura di Guido Rovatti

Alcuni volti, alcuni sguardi, non sono fatti per essere dimenticati.

Il cinema (tutto) saluta Peter Seamus O'Toole, ma questo saluto non ha il sapore di un addio: è solo l’incipit di un eterno ritorno.

(Non è nel mio stile, nè in quello delle fonti di informazione (indipendenti) con le quali collaboro, fare “marchette” perbene quando qualche big passa a miglior vita, e vi possiamo assicurare che a differenza di tante “parrocchie” (gruppi pop (che di rock non hanno niente) … scrittorucoli che riceveranno lauree honoris causa e altri leccaculi in fila per un posto in parlamento…) noi, non avevamo nel cassetto un pezzo per quando sarebbe morto “Lawrence d’Arabia”.)

Noi,invece,volevamo bene a Peter (come tutto il pubblico che vuole bene al cinema):

lunedì 9 dicembre 2013

Il nuovo video di Michele Rovatti - "You"


Primo estratto dall'ultimo Ep "the green room"


Music video by Michele Rovatti performing "You". (C) 2013

Personnel: 

vocals: Michele Rovatti

backing vocals: Sarah Wheeler 

guitars: David Rhodes

bass: Billy Fuller

drums: James Hester

produced by : Marco Migliari

video written and directed by: Guido Rovatti





martedì 3 dicembre 2013

Venere in Pelliccia (l'ultimo di Roman Polanski)




A cura di Guido Rovatti


Ci ha portato a teatro, e ci ha fatto dormire come fossimo a teatro.
Non fosse per una qualche telefonata che spezza la noia e per la colonna sonora che ha reso possibile non dover fare ricorso a sostanze stupefacenti per rimanere svegli, non sarebbe neanche “cinema”.

Trama:

ci sono 2 persone che stanno facendo teatro, e mentre fanno teatro saltellano dentro e fuori dalle loro vite, al punto che i ruoli che interpretano finiscono col coincidere con ciò che sono realmente (banalissimo processo di identificazione e transfert), poi c’è un ribaltamento  di ruoli (ancora una lezione di psicologia di base).

(se volete approfondire la psicologia vi consiglio di leggere “Il contrasto tra Freud e Jung”, imparerete molto di più che guardando questo film (?))

Grazie a Dio, Alexandre Desplat (con le sue ottime musiche) ci tiene a “galla”.

Stop con le critiche negative (per adesso).

giovedì 28 novembre 2013

Il Fenomeno Checco Zalone: “Sole a Catinelle”.. italian pride ?




A cura di Guido Rovatti


Che gran voglia che avrei di liquidare il film e tutto il cinema italiano (di oggi) dicendo che è una grande stronzata (oppure “una grande bellezza”).
Se non lo faccio è perché ho grande stima di Gianfranco Rosi (Leone d’oro per “il Sacro GRA” e che aprirà il festival del cinema d’autore di Belgrado tra pochi giorni) ed altri autori con del “fondo”.
Tornando a Checco, sarei disonesto se dicessi che non ho riso guardando il film. Tutta la sala ha riso, e questo non è un dettaglio di poco conto.
Non è certamente per il record assoluto di incassi che ora non sparo a 0 su questo prodotto “made in italy”, così come non mi limiterei a criticare la qualità del mangime di MC donald solo perché vende milioni di hamburger (e assume migliaia di giovani disoccupati).

venerdì 25 ottobre 2013

Analisi del film "L'uomo del banco dei pegni"




A Cura di Guido Rovatti


<<Se con l'Olocausto Dio ha scelto di interrogare l'uomo, spetta a questi rispondere con una ricerca che ha Dio per oggetto. >> (Elie Wiesel)
Questa di Elie Wiesel è una frase dura, una frase che trasuda non accettazione, incomprensione, sdegno.
Dopo “Auschwitz”, il giudizio dell’uomo sull’uomo è irreversibilmente mutato; dopo “Auschwitz”, il giudizio di molti uomini su Dio è irreversibilmente cambiato.
Il cinema più volte ci ha mostrato e descritto i terribili eventi che colpirono la popolazione ebraica sotto il regime nazista,elencarli tutti sarebbe pressoché impossibile, e quindi, quasi certamente ingiusto data l’incompletezza

In questa scheda sul Cinema, concentreremo la nostra attenzione su un film molto particolare diretto dal grande regista Sidney Lumet (regista 5 volte nominato per gli oscar, mai vincitore. Per una lista completa sui grandi oscar mancati del cinema vi invito a leggere questo mio articolo pubblicato di recente), il film in questione si chiama “L’uomo del banco dei pegni”.

Introduzione al Film:
Sol Nazerman,ex insegnante, ebreo tedesco scampato ad un lager nazista, amministra implacabilmente un negozio di pegni nel quartiere povero di Harlem. Ogni giorno numerose persone ridotte in miseria impegnano i loro averi presso il suo banco dei pegni.
L'uomo, emigrato in America con sua cognata ed il consorte (entrambi ex internati), ha un rapporto molto particolare con il genere umano (e più in generale coi sentimenti).
Nel corso della narrazione, il pubblico prende coscienza di cosa sta dietro al protagonista, la cui psicologia è magistralmente introdotta e poi svelata dal regista attraverso un uso perfetto del Flashback.
Rod Steiger supera sé stesso nell’interpretare il ruolo del protagonista: una vita che non è una vita, una vita incapace di provare qualsiasi sentimento confina l’animo in una gabbia ovattata, senza scampo: è il deserto dell’anima.
Sidney Lumet firma insieme al protagonista (Orso d'argento a Berlino) un capolavoro assoluto (nel 2008 il film è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli U.S.A.).
Chi conosce Lumet, sa che gran parte della sua filmografia gravita attorno ad un concetto assai complicato e nevralgico: la “Giustizia” e la sua interpretazione.(“Serpico”,”La parola ai giurati”, “il Verdetto” ,”Onora il padre e la Madre”).

sabato 5 ottobre 2013

Premi Oscar 2013 : ma che Grande Bellezza... (la giuria e... un pò di storia)




A cura di Guido Rovatti

Forse qualcuno crede ancora che gli Stati Uniti siano il paese delle libertà, dove tutto è possibile, la terra dei sogni e della democrazia.

Qualcuno crede allora che il “maccartismo” sia stato un incidente isolato e da lasciarsi alle spalle?

Ricordiamo intanto che cosa è stato il “maccartismo” e come il fenomeno abbia scandalosamente investito anche Hollywood, poi vi sottoporrò una lista alquanto imbarazzante e tragicomica, di alcuni registi che per la giuria degli “Academy Awards” evidentemente sono stati poco più che delle comparse.

Ed infine, come ciliegina, andremo a vedere come è composta la giuria che assegna i premi oscar….

Ma torniamo un attimo al maccartismo nel cinema americano:

l'ambiente di Hollywood, dove lavoravano molti europei costretti a emigrare dopo l'avvento del nazismo, fu particolarmente colpito dal maccartismo (vedi anche “paura rossa”, “caccia al comunista”).
Charlie Chaplin fu solo una delle persone accusate di attività anti-americane e l'FBI manovrò in modo che gli venisse cancellato il visto di rientro (quando lasciò gli USA per un soggiorno in Europa agli inizi degli anni ’50). La sua carriera cinematografica negli USA finì nonostante egli non fosse stato dichiarato colpevole per alcun reato.
Walt Disney fu condotto davanti al Comitato attività anti-americane e anche lui fu sospettato di essere comunista.
Furono interrogati,tra gli altri,anche Robert Taylor e Gary Cooper.

Dopo questa breve introduzione, torniamo ai nostri famigerati Academy Awards.

sabato 28 settembre 2013

Il Cinema di Polanski: l'emblematico ("L'inquilino del terzo piano")

Roman Polanski (e la bellissima) Sharon Tate


A cura di Guido Rovatti

“Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te.”

(Friedrich Wilhelm Nietzsche
                                                                                                          "Al di là del bene e del male")


Ancora una volta il grandioso filoso viene in soccorso: questo suo pensiero è un concentrato di significanza.

Non si può parlare del cinema di Polanski, di nessuno dei suoi film, senza avere ben chiaro quanto sopra scritto.

Sul web : tante recensioni su “L’inquilino del terzo piano” (1976), ma nessuna ha colto il film dalla giusta prospettiva.

Qualcuno sostiene sia egittologia,altri un esempio di paranoia che sfocia nel delirio,altri parlano di reincarnazione,qualcuno richiama l’occulto.

Qualcuno davvero crede che Polanski volesse parlarci della sua passione per l’occulto quando ha fatto “L’inquilino del terzo piano” ?

O che fosse spinto da una grande voglia di terrorizzare gli spettatori quando ha fatto “Rosemary’s baby”?

Chi è Polanski?
Un maestro giocherellone che sperimenta nel genere horror e nel thriller psicologico?

domenica 22 settembre 2013

Il cinema di Kieslowski: Decalogo 1



A cura di Guido Rovatti
Siamo alla fine degli anni ottanta, in un cinema interessato alle luci, agli effetti, già dominato dallo star system e dai blockbuster: Krzysztof Kieślowski si fa strada con un “ritorno al cuore”, all’ “essenza”.
In generale il cinema di Kieślowsksi si caratterizza per i suoi dialoghi scarni e per le sue sceneggiature che concentrano forti dilemmi etici ed esistenziali.
Krzysztof Piesiewicz (co-sceneggiatore) sarà sempre al fianco di Kieślowsksi, e buona parte della grandezza del cinema espresso dai due, è da riconoscere al suo intenso lavoro di scrittura.
Stanley Kubrick, che nutriva una notevole ammirazione per il regista polacco, ebbe a dire:
« …. riguardo a questa sceneggiatura (Decalogo), di Krzysztof Kieślowski e del suo coautore, Krzysztof Piesiewicz, non dovrebbe essere fuori luogo osservare che essi hanno la rarissima capacità di drammatizzare le loro idee piuttosto che raccontarle solamente. Esemplificando i concetti attraverso l'azione drammatica della storia essi acquisiscono il potere aggiuntivo di permettere al pubblico di scoprire quello che sta realmente accadendo piuttosto che semplicemente raccontarglielo. Lo fanno con tale abbagliante abilità, che non riesci a percepire il sopraggiungere dei concetti narrativi e a materializzarli prima che questi non abbiano già raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore. »

Quando il cinema, e più in generale l’arte, sono in grado di “trasformare” il Mondo ridestando le coscienze dal loro torpore, allora non è più solo “estetica”, allora ci si trova al cospetto di qualcosa di “superiore” : è questo il caso in cui si trova lo spettatore davanti al cinema di Krzysztof Kieślowski (a dimostrazione di questo,si ritiene infatti che il suo decalogo n.5 “Non Uccidere”, abbia svolto un ruolo determinante ai fini dell’abolizione della pena di morte in Polonia).