Perchè gli Italiani non fanno la rivoluzione ? ce lo spiega con molta chiarezza e semplicità Federico Fubini autore di:
Noi siamo la rivoluzione
A cura di Federico Fubini
Milano: Dall'inizio della crisi nel 2008 il Pil Italiano è calato dell'8%, circa un milione di posti di lavoro sono andati persi, e gli stipendi sono ancora sotto continua pressione. Nel sud Italia oggi, un giovane - specialmente se donna - con un contratto a tempo determinato è una rarità statistica. E nonostante ciò la coalizione di governo sembra ancora riluttante nell'affrontare questi problemi.
L'aspetto che più colpisce della crisi Italiana è quello che NON è successo: i cittadini non sono ancora scesi nelle strade.
L'assenza di queste rivolte può essere parzialmente spiegata dal "cuscinetto di risparmi" accumulato dalle precedenti generazioni. Ma ci sono altre forze che minacciano di spingere l'Italia, come il Giappone , dopo la bolla del 1990, verso un silenzioso declino.
L'esperienza Giapponese - caratterizzata da 20 anni di stagnazione economica - offre importanti lezioni per la crisi nelle democrazie con una popolazione anziana. Durante la decade persa i governi giapponesi permisero al debito pubblico di schizzare alle stelle e si rifiutarono di affrontare i problemi strutturali.
Infatti i leader Giapponesi avevano pochi incentivi ad affrontare le riforme perchè gli elettori non le chiedevano. La spiegazione è parzialmente data dalla demografia. La società Giapponese è una delle più vecchie del mondo con il 40% della popolazione con più di 54 anni e una media di 45,8.
I risparmi dei cittadini più anziani li permettono di accettare il torpore economico. Quando le banche tagliano i prestiti, la velocità dei consumi cala e i prezzi al consumo anche (deflazione), questo effetto incrementa (momentaneamente) il potere d'acquisto dei pensionati e degli investitori a tasso fisso. E quelli che sono vicini alla pensione sono meno a rischio di perdere il loro posto di lavoro in una economia poco competitiva.
Così, anche se gli anziani non preferiscono vivere in mezzo ad una crisi, non lo trovano del tutto intollerabile, come lo è invece per i giovani. Gli anziani sono semplicemente più concentrati sul loro potere d'acquisto rispetto alla ripartenza del motore economico.