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lunedì 22 settembre 2014

L'unica alternativa per l'Italia ? Truccare i conti...

Morgan Stanley ci ricorda quanto il quadro economico Italiano sia disperato. Appena entrati per la 3° volta in recessione (triple dip recession) senza una politica monetaria e la capacità di creare inflazione non resta che rivolgersi a qualche santo..


Con crescita nominale pari a 0 per ridurre lo stock di debito dovremmo portare l'avanzo primario dall'attuale 2,3% al 6% ...

mercoledì 18 dicembre 2013

Graphic du jour

Questo grafico mostra la proliferazione degli strumenti di credito (debito) in relazione al Pil Usa.

Il momento in cui una delle due linee parte per la tangente è il 15 agosto 1971, data in cui il presidente Nixon decise di sganciare il dollaro dal gold standard e agganciarsi alla sola carta.

Si arrogò quindi il potere divino di creare ricchezza (carta e debito) dal nulla.

Potere che ancora oggi viene difeso a spada tratta dall'elite globale.

Avanti Nixon e Dopo Nixon

Ma per quanto ancora questo sistema sarà sostenibile ?

venerdì 18 ottobre 2013

Shutdown ?


15:24

Gli Usa hanno trovato un accordo sul debito,tutti contenti ?

Gli Usa hanno trovato un accordo sul debito e i mercati hanno festeggiato, ma siamo sicuri che i loro interessi siano i nostri ?


Gli Usa hanno trovato un accordo sul debito,tutti contenti ?
L'accordo sul debito ha concluso lo “shutdown” (o meglio lo ha rimandato) perchè il tetto sul debito non è stato innalzato all'infinito e gli Usa non smetteranno certo di indebitarsi.
Il prossimo capitolo della farsa lo vedremo già a dicembre gennaio 2014.
Gli Usa sono la nazione più indebitata della storia e questo debito se lo acquistano da soli stampando la carta necessaria per  oltre il 33%. Il risultato è un perfetto schema ponzi (o catena di S. Antonio) che non si può interrompere volontariamente. Quando accadrà però, saranno dolori perchè questo sistema non può andare avanti all'infinito. Gli Americani non si preoccupano più di tanto in quanto la loro cultura e potenza militare li permette di tenere la pistola sotto il tavolo, pronta per essere usata non appena gli altri giocatori dovessero gridare al bluff.
In questo grafico vediamo con chi gli Usa sono indebitati (in azzurro la quota verso loro stessi).
Ora veniamo alla parte più interessante (e anche quella più stupida). Gli Usa trovano l'accordo e il mondo grida di gioia, le borse volano, i Tg passano la notizia come positiva e i presentatori dicono “per fortuna che si sono accordati”.
Accordarsi per ulteriori debiti significa solo buttare ancora più polvere sotto il tappeto, significa solo dover indebolire ancora ulteriormente l'economia reale (sono i soldi veri dei privati che vengono utilizzati per pagare i debiti della finanza). E allora ci troviamo nel paradosso per cui gli interessi della finanza sono il male dell'economia e dei cittadini.
Vedi anche quella pletora di ritardati al governo Italiano che hanno distrutto, strangolandolo in una morsa di pressione e burocrazia fiscale senza precedenti, una nazione. Ma l'Italia è un paese vecchio che non reagisce, subisce e basta. Lo stesso non è stato per i giovani paesi arabi e probabilmente non lo sarà per gli Usa.

giovedì 3 ottobre 2013

La prossima crescita del mercato azionario ?

Nella follia di questi mercati finanziari c'è da chiedersi quando sarà la prossima "esplosione" verso l'alto dei listini ?

Partiamo dal presupposto che non esiste più alcuna correlazione tra i mercati e l'economia reale. Basti vedere i listini in Europa e l'Euro oggi in rialzo con una disoccupazione al 12% (giovanile al 40%...)

O l'esempio del S&P ieri in Usa, il governo per la prima volta in 18 anni è andato verso uno shutdown e la borsa è cresciuta.... ?!?!?!

Detto questo, la spiegazione è sempre la stampa di carta da parte dei banchieri centrali verso le banche.

Ma ritornando alla domanda sopra la risposta è semplice, non appena la Fed annuncierà che di ridurre la stampa non se ne parla proprio.

Correlazione tra azionario (blu) e stampa (rosso)


.... e stampa (blu) e debito (rosso)


E in questi altri 2 grafici la più grande dissonanza possibile, la fiducia nell'economia crolla ai minimi e l'indice delle imprese a bassa capitalizzazione (quelle che dovrebbero essere più vicine al mercato reale) è sui massimi...


lunedì 30 settembre 2013

Le banche Italiane cosa mangiano ?

Le banche Italiane (quelle che non concedono credito al mercato) cosa fanno con tutto quel fiume di carta che ricevono gratis dalla Bce ?

Comperano titoli di Stato Italiani (che altrimenti, nonostante i vari proclami, con un economia in ginocchio andrebbero invenduti).

E così il panico per lo spread aumenta e fa sempre più paura. La quantità di debito nazionale in mano alle banche è oggi 4 volte superiore rispetto all'inizio della crisi.



Niente panico, come dice P..(s)accomanni "la ripresa è già iniziata" (salvo poi dire a bloomberg Usa che sono pronti a svendere Eni ed Enel #guerrieri inclusi).



martedì 24 settembre 2013

La monetizzazione del debito (di Elido Fazi)



Di seguito un'analisi che mi è stata gentilmente inviata dal dott. Elido Fazi (pubblicata sul suo blog www.oneeuro.it) nella quale suggerisce la monetizzazione del debito come passaggio necessario per la riduzione di quest'ultimo. 

(Berlino non lo permetterà mai, ma tentare non nuoce)...






A cura di Elido Fazi


MONETIZZAZIONE DEL DEBITO: L’UNICA VIA PRATICABILE PER L’ITALIA?

Il fatto che lo spread sia sceso ulteriormente, negli ultimi mesi, non significa certo che in Europa il problema del debito pubblico si stia risolvendo. La discesa è dovuta principalmente alla dichiarazione di Mario Draghi, fatta a Londra nel luglio del 2012 e in cui affermava che avrebbe fatto tutto il necessario per proteggere l’euro, e al successivo varo del programma chiamatoOutright Monetary Financing, che ha frenato gli speculatori.
In Italia, ad esempio, il debito pubblico continua a crescere sia in termini assoluti che in rapporto al pil. Non si capisce come l’Italia possa mettere in atto le condizioni accettate nel Fiscal Compact, cioè la riduzione graduale del debito pubblico fino ad arrivare a una percentuale del 60% del pil, considerando che il denominatore continua a scendere. Se gli investitori stranieri consideravano insostenibile il debito nel 2011, non si capisce perché lo ritengano sostenibile ora, con una situazione peggiorata. L’unico motivo è che lo spread, dopo la decisione di Draghi, non rappresenta più un indicatore della solvibilità o meno.
Cerchiamo di capire quali sono le opzioni disponibili per ridurre il debito e, ancora di più, il servizio sul debito che costa all’Italia oltre 80 miliardi di euro l’anno, e quali dovrebbero essere le proposte del governo italiano quando nella seconda metà del 2014, sotto la presidenza italiana, si comincerà – almeno così si spera – a discutere seriamente di Stati Uniti d’Europa.
Per l’Italia le possibilità per ridurre il debito non sono tante. Vediamole una a una.
La prima opzione, la più classica, quella inserita nel Fiscal Compact, sarebbe quella di produrre un budget surplus al lordo degli interessi di circa il 3% l’anno per vent’anni di seguito. Ma una manovra di questo tipo ha un grosso difetto. È una manovra restrittiva che incide anche sul denominatore, e cioè il pil, e rischia di aggravare la situazione. Non possiamo certo permetterci una manovra del genere in un periodo di forte recessione e di deflazione, con un valore del pil tornato al valore degli ultimi anni del secolo scorso. Già ci vorranno anni, una decina come minimo, se dovesse arrivare una ripresina a partire dal 2014, per tornare ai valori del 2007. Sarebbe preferibile una manovra espansiva che faccia crescere il pil, anche se solo a valore nominale, se potessimo permettercela. Ma poiché questa strada è sbarrata – servirebbero circa 100 miliardi l’anno per far tornare a crescere nel breve l’economia – e le riforme strutturali, anche ammesso si trovasse un governo in grado di farle, nel breve periodo non produrrebbero grandi risultati sul pil, mi sembra che l’Italia non abbia grandi chance se dovesse seguire questa strada, che sembra essere quella preferita dai tedeschi.
Una seconda opzione disponibile è quella di provare a vendere gli asset, cioè i gioielli di famiglia. A Londra, lo scorso luglio, parlando a una platea di investitori, il premier Enrico Letta ha annunciato che vorrebbe mettere sul mercato prezzi pregiati del patrimonio italiano, che però, dopo le svendite degli anni Novanta, non è più granché. Ai prezzi attuali di borsa il pacchetto posseduto dallo Stato in Enel e Eni (circa il 30%) varrebbe circa 26 miliardi. La Rai ne vale circa 2, la sace circa 6. L’istituto Bruno Leoni stima in circa 100 miliardi di euro il valore del patrimonio disponibile. Ma anche prendendo la stima più rosea che mi è capitato di leggere, e che cioè il patrimonio dello Stato sia pari a circa un quarto del pil, e facendo l’ipotesi di vendere tutto e destinare tutti i ricavi al riacquisto di titoli del debito pubblico, questo rimarrebbe ancora sopra al 100% del pil. Ma tornare a vendere beni pubblici ora per l’Italia, ai prezzi attuali, sarebbe come mettere in liquidazione il patrimonio residuo. Anche questa non mi sembra una via percorribile.
La terza opzione potrebbe essere quella di un hair cutting del debito, cioè una soluzione alla greca. Il problema è che questa soluzione inciderebbe pesantemente sui bilanci delle banche, dove gran parte del debito pubblico è parcheggiato. Gran parte di esse, alle condizioni attuali, fallirebbero, senza l’intervento dello Stato. E l’intervento farebbe subito risalire il debito pubblico. Anche se intervenisse lo European Stability Mechanism (esm), le risorse, 500 miliardi, non sarebbero sufficienti. Il debito totale dei Pigs, e cioè Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, è pari a un totale di 3.750 miliardi, che sale a 4.710 se ci mettiamo dentro anche la Francia. Solo per ridurre un quarto del debito sarebbero necessari più di 1.000 miliardi. E, poiché la situazione andrebbe a impattare sui paesi più virtuosi aumentando il loro debito pubblico, anche questa strada sembra politicamente non praticabile per l’Italia.

mercoledì 31 luglio 2013

Ridurre il debito ?

Dato che la spinta esterna dal "mercato" che porta impoverimento e miseria avviene nel nome della "riduzione del debito", andiamo a vedere quanto gli stati siano realmente in grado di ridurre il debito.

La politica non conosce una riduzione della spesa, la politica conosce solo l'ottenimento del voto in un tempo presente spendendo in qualsiasi modo e forma il denaro del futuro.

Non esiste nessuna politica in grado di ridurre la propria spesa, sarebbe contro natura, molto più facile saccheggiare il settore privato fino alla rivolta.


leggi anche: la riduzione dell'indebitamento (parte 1)

martedì 20 novembre 2012

Il debito Giapponese

E' prassi comune pensare che il debito giapponese (pur avendo superato la soglia simbolica del QUADRILIONE....) non corra rischio alcuno perchè detenuto dai cittadini privati Giapponesi.... forse vero qualche anno fa (nel 2003) ma oggi sempre meno....

La teoria dice che chi stampa i propri soldi non è mai insolvente.... questo però è vero solo in teoria .... ed anche il debito Giapponese (primo o poi) griderà vendetta....

In questo grafico da sinistra verso destra :

le candele gialle rappresentano il calo nelle quote di debito detenute dai privati Giapponesi
le candele blu rappresentano le quote di debito pendenti per i privati Giapponesi



anche il debito a breve termine in mano straniera è aumentato nel 2012 (nel documento sotto grafico pag 2).

Bond Giapponese